Visualizzazione post con etichetta lostalsole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lostalsole. Mostra tutti i post
giovedì 16 ottobre 2008
Un lost al sole [7]
Come se per leggere un libro, bastasse trovarlo. Ott lo aprì, lo sfogliò e s'accorse che il nonno Zerottantanove aveva davvero ricopiato il manoscritto del suo compagno Laurent Bunger tra un rigo e l'altro del volume di Montaigne, ma ovviamente aveva ricopiato tutto in francese. E ottanta/cento, il francese, non lo conosceva, eccetto le parole a remportè, poursuivants e maillot jaune, insomma un rudimentale bagaglio da spettatore del Tour. Doveva cercarsi un traduttore, ma ingrifato ancora com'era dalla puntata di Venusis, e aizzato dai commenti che chiedevano sesso blog e rock'nroll, pensò di cercarsi una traduttrice.
mercoledì 15 ottobre 2008
Un lost al sole [6]
Il libro. Ott non vedeva l’ora di sfogliarlo. Lo inseguiva dalle nove del mattino del 23 ottobre 1984, il giorno in cui diventava maggiorenne e il nonno malediceva il cielo con tutti i suoi inquilini. Il nonno, le sue radici. E poiché la radice di ottanta/cento è Zerottantanove, il nome del nonno era Zerottantanove, ma tutti per abbreviare lo chiamavano Conan Walter Casimiro Philip Immanuel. Che vita il nonno, coltivatore di Rhipsalis, una vita spesa tra Messico, Costarica e Venezuela. Durante una vacanza a Creta si era innamorato di una ragazza del posto, Mariana Fernanda, e le aveva chiesto di seguirlo e di sposarlo. Lei accettò, ma decise di portare da Creta con sé anche sua sorella Stelia, perché non voleva passare per l’unica cretina della famiglia.
lunedì 13 ottobre 2008
Un lost al sole [5]
Nuda, coi piedi scalzi tra i panni sparsi qua e là sul pavimento, Venusis prese a raccontare a ottanta/cento del suo passato di amatrice internazionale. Gli parlò della storia avuta con Gengivh Ismail Kakuh, portiere di calcio di etnia tartara, appartenente alla tribù degli Azeri, detentore del record di imbattibilità perché lì le partite finivano sempre Azero-Azero. Ma Gengivh Ismail era noto nella sua regione soprattutto per altri primati, stabiliti con 1.454 donne nei letti caldi dei villaggi dell’Est. Dove costruì il mito della sua resistenza sessuale. Fu proprio Venusis un giorno a carpirgli il segreto, quando si accorse che Gengivh Ismail usava un contraccettivo a tetrapotassio, salvia officinalis e triclosan. Profuma di dentifricio, disse lei. Sì, infatti non fa venire il tartaro, si lasciò sfuggire il tartaro, rivelando l'arcano. Venusis parlava, parlava, parlava. Raccontò a Ott della deprimente storia avuta con Umberto Tozzi. Si sentiva trascurata. Sospettava che il cantautore avesse un’altra donna: lei si spogliava e lui preferiva dedicarsi a puzzle e collage. E solo in quell'istante, dopo decenni spesi a brancolare nel buio, ottanta/cento realizzò finalmente cosa cazzo significasse: con te nuda sul divano faccio stelle di cartone pensando a Gloriaaaaa. Non le disse nulla e la abbracciò. Ora che si trovava tra le braccia di Ott, Venusis s'accorse con gioia che non c’erano forbici né cartoncini bristol a portata di mano. Ammiccò, Vedo che sei eccitato. Ottanta/cento abbassò lo sguardo sotto la cintura, giusto fra l’ottanta e il cento, e rispose, No, no, è lo slash. Venusis sorrise, Ma prima non c'era. Ott spiegò zelante, Devo aver premuto Shift e Sette. Venusis era affascinata. Con quell'aria distratta lo considerava un maestro della seduzione e glielo disse, Sei unico, sei un maestro, sei unico. Ott si sentì un gran seduttore. Poi si adombrò. Abbassò di nuovo lo sguardo sotto la cintura, si guardò lo slash, e con le parole di lei ancora in mente - unico, maestro, unico - ebbe paura di cosa sarebbe successo laggiù con un taglio della Gelmini.
(continua)
(le puntate precedenti)
(continua)
(le puntate precedenti)
sabato 11 ottobre 2008
un lost al sole [4]
Andò come Sam aveva annunciato. Fino a un certo punto. Trrr. Il citofono. Lui disse chi è, lei disse Venusis, lui disse fammi lo spelling, poi aprì. Appoggiò l’orecchio alla porta blindata e sentì il rumore dei suoi passi lungo le scale. Ma in fondo di quest’ultima frase si poteva anche fare a meno. Venusis aveva gli zigomi di Megan Fox, le labbra di Jessica Alba, il profilo di Keeley Hazell, la fossetta di Elisha Cuthbert, la voce di Scarlett Johansson, i denti di Cheryl Cole, la classe di Sophie Marceau, gli occhi di Angelina Jolie, la sguessera di Keira Knightley, il nome di Venusis Laterza, anche se a essere pignoli non era proprio una terza, ma una seconda abbondante. Nel mondo degli agenti segreti la chiamavano Zero Zero Tette. Ma aveva un culo incredibile. Più dell’Inter.
venerdì 10 ottobre 2008
Un lost al sole [3]
Erano due le cose a cui ottanta/cento aveva smesso di credere da un pezzo. A un gol di Toni con la maglia della Nazionale e al ritorno di Sam Apatchupah, il misterioso faccendiere californiano che vent’anni prima aveva accettato il compito di girare il mondo per trovargli un libro. Ott, ora mi spetta la seconda metà dei soldi, disse Sam. Ottanta/cento ebbe la cattiva idea di proporgli i discorsi che sentiva fare ai manager, Be’ veramente la crisi mondiale ma come non ti accorgi del momento che sta passando Alitalia e le previsioni per il 2009 non sono incoraggianti. Ma Sam diede una risposta che non sempre si ha il coraggio di dare. Me ne fotto. Poi chiese: Ricordi cosa dicesti vent’anni fa? Ott prese tempo: Ripetimelo. Ricordi cosa dicesti vent’anni fa? Ripetimelo. Ricordi cosa dicesti vent’anni fa? Ripetimelo. Andarono avanti così per 8 minuti, 5 secondi e 4 decimi, eguagliando il tempo con cui Henry Rono corse i 3mila siepi nel 1978, ma il loro record non venne omologato perché la telefonata era in favore di vento. Vent’anni prima ottanta/cento aveva ordinato a Sam di mettere il mondo sotto sopra e di ritornare nel cortile con un libro. Non uno qualunque, ma proprio quel libro lì. L’ho trovato. Prepara i soldi, Ott. Domani verrà a consegnartelo l’agente segreto che ha lavorato con me, una ragazza barese: si chiama Venusis Laterza. Ott si sentì spiazzato come Superchi davanti a un rigore di Savoldi: Come farò a riconoscerla? Le indicazioni di Apatchupah non lasciavano spazio a malintesi: Busserà al tuo citofono, tu le chiederai chi è, e lei ti dirà sono Venusis Laterza
(continua)
(le puntate precedenti)
(continua)
(le puntate precedenti)
giovedì 9 ottobre 2008
Un lost al sole [2]
Sam Apatchupah. Quanto tempo. Non si faceva vivo dall’ultima volta che Brehme aveva sbagliato un cross con la maglia dell'Inter. Una ventina d’anni dunque. Ciao Sam, E’ davvero inutile che fai quella voce alla Clive Owen perché tanto sul blog non si sente, gli rispose ottanta/cento. Ciao Ott, ridacchiò lui, modulandola via via con effetto domino sui toni di Daniel Craig, Craig David, David Boy, Boy George, George Michael, Michael Jackson e Jackson Browne, e poi la finì, perché dopo Browne non gli veniva più niente. Non aveva perso il vecchio vizio di chiamare il resto del mondo con le prime tre lettere del nome, proprio come il resto del mondo faceva con lui: il vecchio Sam. Un’abitudine che la sua ragazza d’un tempo, Cesira, non aveva mai mandato giù, e tutti possono capire perché. Ehi Sam, cosa hai fatto in questi anni? Ott glielo chiese sperando di sentire una di quelle frasi che ti fanno finire per un istante dalle parti dell’incipit della Recherche. Sam lo gelò. Gli raccontò d’essere stato comandante di un sottomarino lanciamissili balistici, custode del Castello Visconteo a Vogogna, vulcanologo in missione sul Karisimbi, commerciante di nylon nel villaggio russo di Ruzaevka, birraio a Calais, assistente di terra all’aeroporto di Drama, centroboa nella squadra di pallanuoto di Boada de Campos, capo dei rangers in un parco peruviano, assistente del direttore della fotografia in un paio di film di Kiarostami e paroliere per i Cugini di Campagna. Insomma le solite cose. Raccontava, raccontava, raccontava. Potè permetterselo perché aveva una tariffa che gli addebitava solo lo scatto alla risposta. Infine aggiunse, E ho fatto il lavoro per cui mi hai pagato. Caspita, pensò, Ott. Questo è un signor cliffhangher.
(continua)
(continua)
mercoledì 8 ottobre 2008
Un lost al sole [1]
Driiin… Driiin… Driiin… Il telefono, la sveglia, oppure il ricordo lontano della sirena di una fabbrica siderurgica che fischia da qualche parte che forza hanno dentro quelle macchine come grossi giganti e l’acqua che bolle dappertutto e esce da tutte le parti come la fine d’Amor la vecchia dolce canzon quei poveracci che devono star fuori tutta notte lontani dalle mogli e dalle famiglie ad arrostire, pensava ottanta/cento, ancora incerto se sentirsi Noodles nella fumeria di C’era una volta in America, Leopold nell’Ulisse oppure ottanta/cento nella prima puntata della web-novela che comincia oggi e qui. Un Lost al Sole. Optò per l’eventualità più sfigata.
Driiin… Driiin… Driiin… Era il telefono, altro che flusso di coscienza. Rannicchiato come un feto sul divanosulcortile, ottanta/cento allungò la mano per rispondere. Pronto. Driin…. Driin… Pronto. Driin… Driiin… Lui diceva Pronto, ma il Driin continuava. Un ultimo dubbio. Vuoi vedere che davvero si trattava di stream of consciousness? Fu un attimo. L’uomo che tutti chiamavano ottanta/cento scartò l’idea quando realizzò che stava rispondendo al telefono con un telecomando. Allora lo mise da parte come Lippi con Panucci, afferrò il telefono portatile, pose fine ai Driin con un definitivo Pronto, e fu stream of cordless. Ciao sono Sam, fece la voce dall’altra parte del filo, ed era già il primo errore perché i cordless non hanno il filo.
(continua)

Driiin… Driiin… Driiin… Era il telefono, altro che flusso di coscienza. Rannicchiato come un feto sul divanosulcortile, ottanta/cento allungò la mano per rispondere. Pronto. Driin…. Driin… Pronto. Driin… Driiin… Lui diceva Pronto, ma il Driin continuava. Un ultimo dubbio. Vuoi vedere che davvero si trattava di stream of consciousness? Fu un attimo. L’uomo che tutti chiamavano ottanta/cento scartò l’idea quando realizzò che stava rispondendo al telefono con un telecomando. Allora lo mise da parte come Lippi con Panucci, afferrò il telefono portatile, pose fine ai Driin con un definitivo Pronto, e fu stream of cordless. Ciao sono Sam, fece la voce dall’altra parte del filo, ed era già il primo errore perché i cordless non hanno il filo.
(continua)

(nella foto la terapia più diffusa contro l'abuso in letteratura dello stream of consciousness)
Iscriviti a:
Post (Atom)