martedì 8 marzo 2011

Il sessantasettesimo giorno dell'anno

C'era tempo fa un'assessore donna alla quale piaceva farsi chiamare assessora, e chissà perché non assessrice. Rosa Russo Iervolino veniva da lei chiamata sindaca. E via così. Una volta arrivò a un'assemblea di partito con una componente del suo staff, la presentò e disse: "Il mio braccio destro", e io mi chiesi perché allora non l'avesse presentata come la sua braccia destra.


Insomma. A quest'assemblea, dove nei giorni della fusione fra Ds e Margherita si discuteva sul nome del futuro Partito Democratico, lei chiese la parola. Prese il microfono e replicò rizelata al precedente intervento sul palco di un esponente dell'allora sinistra giovanile, oggi consigliere comunale, che in sostanza aveva confessato una sostanziale indifferenza verso il nome che si sarebbe scelto, dicendo più o meno: "Per me questo nuovo partito lo possiamo anche chiamare Topolino".
Ecco. Lei prese il microfono e si infuriò. Disse: "Così non va bene". Disse che era un brutto segno che un esponente della nuova generazione non avesse avuto la sensibilità di pensare che il nuovo partito si poteva pure chiamare Topolina, e invece porcamiseria gli era venuto in mente solo Topolino.
Il ragazzo non si scompose, dalla platea alzò solo un pochino la voce e concluse: "Non mi è venuto Topolina perché la fidanzata di Topolino si chiama Minnie".

I classici del divano dedicati alle donne
Uomini con le tette
Lisistrata non è ancora nata
8 marzo
Senza una donna come siamo lontani
E sennò candidiamo i panda
Donne, du-du-du

2 commenti:

francesco ha detto...

a pensare che è veramente successo. e pare una vita fa. ne abbiamo fatta di strada, eh angelo?

ottanta/cento ha detto...

Eh. Quell'episodio mi viene sempre in mente quando penso a certe rivendicazioni sfocate. A quelle donne che si accontentano di cambiare la vocale finale a un nome scambiandolo come segno di pari opportunità, anziché provare a imporre "a vocazione maggioritaria" i loro diritti continuando a chiamarsi Minnie.