SEEDORF e Benzema si sfilano la maglia scoprendo volti e colori differenti, i bambini corrono, Collina sorride. Belli gli spot del calcio pulito. Ma nella Francia degli Europei è stato l’anno nero del rispetto, anche durante il torneo. Razzismo, sessismo, omofobia. Sotto il manto dello slogan Uefa (“Respect”), si sono nascoste ipocrisie e omissioni. Ha iniziato Christian Estrosi, sindaco di centrodestra a Nizza, minacciando di tagliare i sussidi ai club dei calciatori musulmani che fossero stati visti a pregare sui campi di calcio municipali: «Io difendo solo i principi del nostro secolarismo». A sua volta, il dirigente regionale della federcalcio Eric Borghini denunziava che alcuni arbitri di religione musulmana rifiutano di stringere la mano alle calciatrici. Pochi giorni prima, una partita del campionato Under 17 era finita in rissa a Jarnac, sud-ovest della Francia, la città natale di François Mitterand, per un pugno partito da un giocatore della Isle-d’Espagnac. Fuggi fuggi, spogliatoi assediati e la denuncia dei genitori dei ragazzi per razzismo (“neri” e “arabi”).

