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mercoledì 4 novembre 2009

ninì, lily e francesco

Un Lost al Sole. Riassunto delle puntate precedenti
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Il quinto episodio della seconda stagione
Ninì o Lily, Lily o Ninì. Se è vero che Ott aveva affidato il suo libro da tradurre alla signora Cangiano, adesso l'incontro con madame Tirabusceaux rimetteva tutto in gioco. Alla fine Ott prese una decisione. Tornò nel laboratorio e si fece restituire il volume. Lily non c'era, il suo assistente Rocky Roberts mormorò sono tremendo e ordinò alla ragazza delle pulizie di arrampicarsi sugli scaffali. Rocky la chiamò: Adrianaaa, Adrianaaa. Ma Adriana aveva mal di schiena. Se salgo lassù, mi spiezzo in due. Ott allora fece da solo. Prese il volume e se ne andò. Voleva solo correre da Ninì. Giunse alla porta di casa sua, bussò, e aprì un uomo. Ott ne fu spiazzato. Lei è? Sono il marito della signora Tirabusceaux. Il turzo. Quello che si faceva cosere il vestito. Ma a sentir lui, la vera storia era un'altra. L'uomo cominciò a raccontare. Un lungo sfogo che fissava l'inizio della sua disgrazia nel giorno del loro incontro. La guardai e mi innamorai. Lei mi guardò e mi disse: piaci anche a me. Una menzogna. Se lei mi amasse davvero, non mi esporrebbe a certe figuracce. Non mi taglierebbe i bordi del cappello, non mi infilerebbe del pane secco nella tasca della giacca, non mi straccerebbe il collo della camicia. E' una infame. Abusa della mia mitezza. Se vedesse e se sapesse cosa c'è dentro il mio cuore, si chiederebbe cosa sta facendo. Ma sul cuore lei ha uno strato di peli. Se mi amasse davvero, non mi farebbe prendere in giro dalla gente, non mi tirerebbe i peli dalle orecchie, non mi infilerrebbe la neve nella giacca e non mi scioglierebbe la lacca in testa.
Giunse alla fine con gli occhi lucidi. Un'infame, lo ripeto. E poi? E poi l'altro giorno, che vergogna, torno a casa e la trovo spettinata, abbracciata con un altro uomo. Si giustificò tentando di farmi credere che lui fosse lì per una terapia di coppia. Se mi volesse davvero bene, non mi metterebbe la colla nel pantalone né mi scriverebbe con del gesso dietro al cappotto che sono fesso.

Si ricompose, si scusò e disse a Ott, Non mi sono neppure presentato, mi perdoni, piacere, mi chiamo Francesco Formaggio, per gli amici Ciccio.

mercoledì 28 ottobre 2009

Ott, chiamami Ninì

Un Lost al Sole. Riassunto delle puntate precedenti
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Il quarto episodio della seconda stagione
Ott camminava per via Toledo e ripensava alla lunga avventura vissuta per mettere le mani sul libro lasciato a Liliana Cangiano perché lo traducesse. Si fermò di colpo, preso da un pensiero improvviso, stravolto come se avesse appena sentito il nuovo singolo di Eros Ramazzoti, frase questa che porterà un po' di visite dai motori di ricerca. Frenò il suo passo a un semaforo pedonale rosso, e quando scattò il verde tamponò una donna dinanzi a lui, come faceva una volta Schumacher. Si scusò con un sorriso e le diede una mano per raccogliere il contenuto dei sacchetti di plastica rovesciati sull'asfalto.
Finirono in un lounge wine decor food drink vodka cocktail bar, che in realtà era un semplice bar ma così fa più effetto. Lei era bellissima e afflitta. Ott scoprì che aveva velleità artistiche e che era intenzionata a dare l'addio alla sua bella città, per non farvi mai più ritorno. Quel mammalucco del mio coniuge, diceva lei, ha sempre più spesso comportamenti che non riesco a sopportare, gli devo rammendare gli abiti, e fatto curioso mi chiede di cantare. Ma ora tutto è pronto, sto aspettando di firmare un contratto, appena arriva vado all'estero per il debutto. Ne conosco parecchie di ragazze che non sono migliori di me, e dai tour sono tornate con soldi e gioielli. Ormai ho compreso che il successo si raggiunge sul palcoscenico; sudando invece dietro un lavoro qualunque quale futuro si può pretendere di avere? Dovrò alzare la gonna, ballare, ma questi sono i tempi. Per cantare non occorre una grande estensione di voce, basta il fisico, si possono anche storpiare le canzoni, credimi, si fanno lo stesso bis a strafottere. E ai più ricchi fra gli spettatori affezionati, gliela puoi anche dare, ue' ue' che hai capito, volevo dire gliela puoi anche dare un po' d'attenzione, così le altre artiste che ti stanno davanti diventano delle mazze. E' questa la vera tattica. Ho scelto un nome eccentrico.
E da ciò che aveva ascoltato, Ott capì di avere dinanzi a sé la signora Tirabusceaux.
Titeaux, ammiccò lei, chiamami Ninì.

mercoledì 21 ottobre 2009

Ott, Joe Di Maggio e Gegè Di Giacomo

Il terzo episodio della seconda serie di Un Lost al Sole

Ott lasciò nel laboratorio di Liliana Cangiano il suo tomo, e tomo tomo se ne andò. Indossava un jeans che sulla tasca posteriore teneva cucito uno stemma, e per il freddo avvertì l'esigenza di coprirsi la testa con un berretto acquistato in Sicilia. Tirò su la visiera, e s'incamminò per quella che durante il regime fascista a Napoli veniva chiamata via Roma. Vanitoso, sì. Gli piaceva sentire su di sé gli occhi della gente.
L'aria internazionale respirata chez madame Cangianò lo rese consapevole della sua inadeguatezza con le lingue. Se lui si fosse ostinato a parlare il solito inglese incerto, a metà, come avrebbe potuto essere compreso da una donna innamorata? Magari abbracciati al buio, con la luna alta nel cielo, qualche volta a Ott era venuto in mente di sussurrarle Ti amo proprio come l'avrebbe detto Hemingway.
Per tutte queste stravaganze, c'era chi lo rimproverava di assumere atteggiamenti tipici della cultura yankee e di condurre un'esistenza schiava di ciò che decidevano i guru del fashion & style. Ott aveva un punto debole. Si sentiva dannatamente male ogni volta che mandava giù un sorso di un qualunque long drink a base di whisky e soda. Non aveva mai messo da parte la sua vecchia passione per la dance acrobatica, alla quale ora accoppiava lunghissime partite di baseball alla Wii. Gli venne voglia di fumare, e frugandosi in tasca s'accorse di non avere né sigarette né soldi per scendere a comprarne. Recuperò delle monete sottraendole alla borsa di sua madre, sì, vero, era affascinato dal made in Usa, sebbene fosse nato in Italia, ma un po' alla volta cominciava a chiedersi chi glielo facesse fare. E quando giunse alla conclusione che ormai non ci fosse più alcun rimedio, si scosse; come per resettare disse a se stesso, okay, napulita', ed esclamò: diamine, ma questa è Tu vuo' fà l'americano.

Teche
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mercoledì 14 ottobre 2009

Lily Kangy e Rocky Roberts

La seconda puntata della seconda serie di Un Lost al Sole

Il laboratorio di Liliana Cangiano era un monumento all'improbabile. Madame traduceva e cantava, Ott le sentì completare dall'inizio alla fine tutto Selling England by the Pound, e dunque gli venne subito il sospetto che Lily fosse una traduttrice un po' sui genesis.
Aveva un collaboratore, la signora. Un uomo alto, corpulento, muscoloso, ma ormai distante dalla forma fisica che doveva aver avuto da giovane. Facevo il pugile, volle spiegare. Si chiamava Rocky, e come sennò? Ora era l'aiutante di Liliana Cangiano nelle traduzioni, e così come la madame aveva il vezzo di lavorare canticchiando, lui aveva la bizzarra abitudine di tradurre mentre si cospargeva di borotalco. Rocky, di cognome, faceva Roberts.

mercoledì 7 ottobre 2009

un lost al sole 2.1


Contattare Liliana Cangiano, diceva il giornale. Offro a modiche cifre traduzioni dal francese. Ott aveva trovato la donna che faceva al caso suo. Suo di lui, non di lei. Salutò Estemole Cuarto Menùn con una certa fretta e una certa apprensione, perché voleva sbrigare la faccenda entro le otto, e si accorse che se a Estemole avesse invertito i cognomi, fra lui e lei, erano già Ott Menùn Cuarto. Si precipitò all'indirizzo dove l'inserzione pubblicitaria annunciava la presenza della signora Cangiano, al 41 di Teeth Count, e fu facilissimo rintracciarla, perché arrivati al 41 di Teeth Count c'era un portone con su scritto Liliana Cangiano. Facile. Non si sarebbe perso nemmeno un bambino e neppure un abitante di Berlino, se l'avete capita bene e sennò pacienza.
Ott entrò. Ma prima di entrare, bussò. Ma prima di bussare, salì. Ma prima di salire, citofonò. E detta così, fa molto Gonzalez Inarritu. Ricordò che da bambino il citofono veniva chiamato telefonino, era nero e pesava un quintale. Lo spazzò via. Non il citofono, il ricordo. Lei, Liliana Cangiano, era in piedi, poggiata allo stipite della porta, discinta come la Bovary di Flaubert, ingenua come la Maria di Hemingway. Suggestioni che crescevano nel sentire le sue parole al telefono. Oui, oui, oui, cinguettava al suo misterioso interlocutore madame Cangianò, con un lieve tono ascendente, interrogativo, come se stesse chiedendo vuole la uno, la due o la treee. Poi la sua voce divenne travolgente. Que busca senor, con quella sibilante che proprio non ce la faceva a sonorizzarsi dinanzi a un'altra consonante sonora, come avrebbe dovuto, ma si afflosciava su stessa, si zeppolizzava, sì, insomma, come quando Jovanotti canta: a te che fei, femplicemente fei, foftanfa dei fogni miei, foftanfa dei fogni miei.
I due si guardarono. Poi Ott posò gli occhi sul comodino di lei. Ma solo in senso figurato, del resto come avrebbe potuto estirparsi i bulbi senza neppure l'anestesia? Tornò a guardare lei, anzi gettò lo sguardo nella sua scollatura, così Leoblog e Stelllare che nei commenti alla prima stagione chiedevano più sesso, ora saranno contenti. Signora, abbozzò Ott, lei traduce dal francese, ma non ho capito ancora se è francese o spagnola.
Madame Cangianò lo fulminò con le pupille che sbucavano dal mascara nero e si aprì. Oh, se si aprì. Rispose: Chi me piglie pe' francese, chi me' piglia pe' spagnola, ma je so' nata 'o Conte 'e Mola e metto 'ncoppa a chi vogl'io. Ott la fissò, lei parve turbata. Le sue parole lo confermarono. Caro bebè, che guardi 'a ffà, io quando veco a tte me sento 'e disturbà.
Ott la credette una lusinga, uno schiaffo gli rivelò che si stava frusciando.

(nella foto Liliana Cangiano)
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