La vita che Luciano Re Cecconi avrebbe avuto è tutta dentro un paese costruito in discesa poco fuori Milano, dove ancora abitano sua moglie Cesarina e i figli Stefano e Francesca. «Noi non lo abbiamo mai dimenticato» quasi sussurra Massimo Cozzi, magazziniere di un'azienda di Rho che ha preso l'aspettativa per fare il sindaco a Nerviano. Il Comune è dentro un ex monastero. Cozzi ha un ufficio che dà sul fiume Olona, parcheggia con il disco orario, non ha l'auto di servizio, anzi si sposta in bici e ha tolto il cellulare ai consiglieri. «Ma ora in bilancio ci sono 600mila euro per ristrutturare lo stadio», dice. Il Comunale Re Cecconi, dove fra i dilettanti gioca la Nervianese. Il campo del Luciano bambino è all'oratorio di sant'Ilario. È qui che Re Cecconi festeggerebbe domani 70 anni, senza quel colpo di pistola che un gioielliere gli sparò al petto il 18 gennaio 1977. «Sarebbe stato un allenatore magnifico, aveva etica, competenza, principi saldi», ne è certo Pino Wilson, che di quella Lazio era capitano e leader di una fazione, spogliatoi separati, le risse in allenamento, al cinema, al ristorante, e poi le pistole, un poligono dietro il campo, le luci delle camere in ritiro spente con un proiettile alle lampadine prima di dormire. Luciano detto Cecco stava dall'altra parte. Contro Chinaglia e Wilson, alleato di Martini. Soprannome: il Saggio. Non sparava, non andava al night, non giocava a poker in una Lazio drammaturgicamente perfetta.
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lunedì 3 dicembre 2018
mercoledì 18 aprile 2018
Gli adesivi di Anna Frank e l'alibi di Fantozzi
Come nel più imbelle dei tentativi per sfilarsi da una situazione molesta, sei dei quattordici ragazzi che a ottobre giocavano a fare i fascisti dentro lo stadio Olimpico attaccando gli adesivi con il volto di Anna Frank in maglia giallorossa — credendo di insultare così ebrei e romanisti — si sono presentati in Procura con un'ultima grande idea per evitare il processo e conquistare l'archiviazione. "Non sapevo si trattasse di lei. Pensavo fosse Mariangela, la figlia di Fantozzi". Un ulteriore salto di qualità della spietatezza, il passaggio dalla banalizzazione all'irrisione. Per sostenere la tesi dello sfottò e smontare l'accusa di istigazione all'odio razziale, dopo la chiusura delle indagini, gli ultrà si sono presentati con le tesi più beffarde: scusate, non era forse una comune bambina?
venerdì 11 agosto 2017
Gli orizzonti di Simone Inzaghi
Dopo il debutto in serie A, il 14 settembre del '98, di lui Gianni Mura scrive: "Credo che non sarà una meteora". Non lo è stato. Quasi vent'anni dopo, Simone Inzaghi è dentro una stanza di Formello a preparare la Supercoppa di domenica, una lavagna alle spalle, i magneti blu che marcano i rossi, la caccia al primo titolo da allenatore dopo i sette da calciatore, tutti con la stessa maglia della Lazio, dov'è arrivato 18 anni fa senza andarsene. "Eppure non saprei spiegare cos'è la lazialità a chi viene da fuori e non conosce Roma. Io vivo ai Parioli, che è come dire nel cuore di questo sentimento. Forse ho capito fino in fondo la malattia del tifo quest'anno, dopo tre derby vinti, una felicità che m'è parsa più grande di quella per scudetto e Coppe".
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