giovedì 3 novembre 2011

Elegia della Cumana

Si prendeva la Cumana da ragazzi per andare al mare, anche se il mare ce l'avevamo pure dentro la città. Ma era acqua proibita, quella di via Caracciolo (dove ora ci si bagna) oppure quella di Bagnoli (dove ancora non ci si bagna).
Si prendeva la Cumana e si scendeva a Torregaveta, un pullmanino ci portava a Capo Miseno, meglio ancora quando scoprimmo la sabbia di Miliscola, più fina, meno riparata dal vento, certo, ed era lì che sdraiavamo noi stessi e le nostre marenne.

Un trenino vecchio e sbandato, così lo chiamava Peppe Lanzetta in Una vita postdatata, quella Cumana che ci trasferiva nel Bronx marinaro (sempre lui, Lanzetta). Una volta arrivata la staggione, calava la frequenza dei viaggi, in inverno ce n'è uno ogni 7 minuti. Scriveva Domenico Rea (Crescendo napoletano): "Gente che non sarebbe mai venuta a Napoli per una qualsiasi altra ragione, per il bisogno primordiale settimanale o quindicinale, il sabato e la domenica prendeva la Cumana"
D'estate invece passava un treno ogni 20, a volte 25 minuti, chi poteva saperlo mai, perché quando c'è folla si perde tempo a chiudere le porte alle stazioni. Nel tunnel della cumana, gli abitanti di Pozzuoli ci hanno passato le notti dei bombardamenti durante la guerra. Giorgio Bassani, ne L'odore del fieno, racconta di quando la Cumana si spingeva fino a Lucrino.
"Il treno si fermava giusto dinanzi a un piccolo stabilimento balneare, semidistrutto dalle cannonate e dalla mitraglia".
Non è mai stata, la Cumana, un treno come gli altri. Era impregnata di sudore e sale, aveva il sapore del giorno di festa, quando ci salivamo con i bermuda e i teli sulla spalla. Oggi la Cumana ha chiuso. Proprio così. Chiuso. Tutte le stazioni. Da un momento all'altro. I lavoratori sono senza stipendi. E quando mancano gli stipendi, si è più propensi ad accorgersi che i treni su cui lavori ogni giorno non sono a norma. Allora li hanno fermati tutti, ed è scoppiato il caos. Migliaia di persone non hanno raggiunto il posto di lavoro, i ragazzi non sono andati a scuola. Anche domani non si viaggia. Più lontano è il mare, mentre collassa il mondo.

3 commenti:

elena petulia ha detto...

E la Sibilla, tace?

ottanta/cento ha detto...

La Sibilla prevede il futuro e chiude gli occhi sul presente. Speriamo abbia ragione lei.

elena petulia ha detto...

Concordo: anche io potendo salterei il presente.