domenica 5 dicembre 2010

La migliore canzone italiana dell'anno

Baustelle, I mistici dell'Occidente
Per me: miglior album italiano 2010. Questo è il pezzo che gli dà il titolo. Comincia come fosse De Andrè, prosegue con un tour dentro suoni usciti dai set di Almerìa degli spaghetti western, piazza un paio di parole che evocano Saramago e finisce con un assolo di tromba, che è la migliore conclusione di un pezzo italiano da una decina d'anni a questa parte. Noi ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà.

Carmen Consoli, Aaa Cercasi trasparenza in politica
Se fosse un film l'avrebbe girato Ferreri. E' allo stesso tempo affresco grottesco e invettiva prepotente sul reclutamento delle donne in politica da parte dell'ottantenne miliardario benestante. Le cagne da strada e i ministri degli affari a luci rosse. Al primo ascolto sembri portata per la liriica, o forse ti interessa l'astrofisica?


Carmen Consoli, Guarda l'alba
Ogni tanto prova secondo suo costume a strizzare una bisdrucciola dentro la taglia di una parola piana, ma con quel po' po' di attacco melodico del ritornello che inventa, le si perdona questo e altro. L'amore tutto si trasforma / persino il dolore più atroce si addomestica. Due pezzi nelle ottine coi due soli inediti di quest'anno. In grande forma.
 
Paolo Conte, Nina
Questa Nina deve essere la sorellina di quel Nino invitato fino allo sfinimento a non temere di fallire un'occasione-gol solo davanti al portiere dalla distanza di 11 metri. E lei va fresca fresca a sistemarsi nella già ricca galleria di Nine popolata dalle creature partorite da Mario Castelnuovo, Fabio Concato, Jens Lekman, Noel Coward, Paola e Chiara.

Max Gazzé, Mentre dormi
Uno dice: ma chi è quello dei Tiromancino? No, non è quello dei Tiromancino. Sembra. Ma non è questo che conta. Conta l'amor cortese e delicato che Max Gazzé canta, una specie di Ciullo d'Alcamo. Che cosa si darebbe per vedersi dedicata una canzone così. Tu che sei nei miei giorni / certezza, emozione/ nell’incanto di tutti i silenzi / che gridano vita / sei il canto che libera gioia / sei il rifugio, la passione. Alla fine del mondo vedrai che i nostri sogni diventano veri. Colonna sonora di Basilicata Coast to Coast.

Ligabue, Ci sei sempre stata
Da un album (Arrivederci mostro) che non resterà indimenticabile, tira fuori questa ballatona alla sua maniera, con la solita costruzione circolare nella musica e nel testo, nuovo chiarissimo riferimento alla lezione di Giambattista Vico (oh, si scherza). Il futuro è tutto da vedere, tu lo vivi prima. Tu eri solo da incontrare, ma tu ci sei sempre stata. E sotto la schitarrata finale di Corrado Rustici si sente il pianto di un bambino e il sospirare di una donna. Commovente. Sto diventando vecchio.

Negramaro, Londra brucia  *
E come quando un uomo perde Dio / io non voglio capire in fondo che non ci sei / e mi tengo stretto il sogno mio / e ti lascio finire i giorni / i tuoi giorni / nella mia testa accanto a me.

Nina Zilli, L'uomo che amava le donne
L'ultima nipotina di Amy Winehouse. E vabbè. Ma qui c'è pure Truffaut. E secondo me c'è pure l'omaggio a Rocky (Rocky il film, sì) nell'arrangiamento. La cosa migliore passata a Sanremo quest'anno.  

4 commenti:

Idefix ha detto...

mica facile. Voterei la Zilli, l'ho sentita pure live e mi è piaciuta, ma forse l'ho ascoltata troppe volte questa canzione e un po' m'ha stufato. La Consoli è la Consoli e ci sono affezionato. E che bella la Nina di Conte. Ligabue in quel pezzo sembra tornato quello di quindici anni fa (questa è davvero segno che io sto invecchiando). Allora, dopo un doppio ascolto di riflessione dico Zilli!

Anonimo ha detto...

Consoli, Consoli, AAA.
A) perché le donne non vincono mai
A) perché quelle canzoni non le scrive più nessuno

TFM

ottanta/cento ha detto...

Marò, che bello. Qua si vota veramente

Anonimo ha detto...

Voto AAA Cercasi di Carmen Consoli
e
Guarda l'Alba sempre della Consoli.