lunedì 2 agosto 2004

Paolo De Luca

SE n'è andato a vivere nella città del Palio, perciò non possono spaventarlo gli intrighi, i litigi e i rancori. Siena è la città con cui Paolo De Luca si sente in debito, la città che gli mise a disposizione medici e cortesie per la famiglia, in giorni difficilissimi. Ma Napoli è casa sua. «A Siena sono preoccupati, li capisco, però mi conoscono. Sanno che se prometto, mantengo. Ed ho promesso. Se prendo il Napoli, tengo tutt'e due le squadre. Con uguale amore. Qualcuno semina zizzania, a Siena sappiano che non li abbandono». Sessantuno anni, il presidente d'una storica promozione in serie A e d'una salvezza ancora più miracolosa. Ma Paolo De Luca aveva vissuto capitoli di storia calcistica già prima dell'avventura in Toscana. Capitoli di gloria.


«Lasciai il consiglio d'amministrazione del Napoli dieci anni fa. Intuii che non esistevano più le condizioni che ci avevano portato a vincere due scudetti ed una Coppa Uefa». Emozioni che non spariscono. Un giorno, nel pieno d'una baruffa dialettica con Adriano Galliani, gli manda a dire: «Quando io vincevo scudetti con Maradona, lui era un dirigente del Monza» . S'erano beccati prima d'un Siena-Milan, con la politica di mezzo. «Ma no - racconta oggi De Luca - avevo solo fatto una battuta per svelenire il clima e portarlo sul terreno dell'ironia. Non sono un suo nemico. Dissi che da uomo di sinistra d'una città di sinistra, mi auguravo di battere la squadra del presidente Berlusconi. Apriti cielo. Successe il finimondo. Invece, sono sicuro che proprio Berlusconi una risata se l'è fatta. E poi se l'è legata al dito, sono sicuro pure di questo» .
La politica. L'ingegner De Luca si porta dietro il soprannome di «costruttore rosso» dai tempi della giunta Valenzi, la prima a maggioranza comunista in città: viene eletto in consiglio comunale da indipendente nelle liste del Pci. Quando quell'esperienza si conclude, torna un imprenditore a tempo pieno. E quando gli imprenditori finiscono un po' tutti sotto la lente della magistratura, riesce a dimostrare la propria estraneità alle vicende della Tangentopoli campana, gli appalti del post-terremoto e quelli del Mondiale '90. «Assolto da tutto». Oggi, nella sua sede romana della Camilluccia, differenzia le attività di un gruppo da 1800 dipendenti con aziende che si occupano di produrre depuratori (Dipiù Ambiente), guardrail (Ilva Pali Dalmine) e software (Avis). La politica rimane una passione. «Vero. Però mi dà fastidio sentir dire che sono il candidato sostenuto dalla sinistra per guidare il Napoli. Le mie idee politiche sono un conto, il calcio è un'altra cosa. Sono amico di Bassolino, ma che significa? Bisognerà scegliere fra chi presenterà un business plan credibile e chi invece sta promettendo gli effetti speciali». Facile da decifrare: gli effetti speciali sono quelli di Gaucci. «Guardi, io capisco i tifosi quando dicono che non intendono sostenere il Napoli del lodo Petrucci, quello che dovrebbe partire dalla serie C. Hanno in corpo quintali di adrenalina negativa. Ma le acrobazie non ci portano lontano. Qui bisogna scegliere fra due progetti, in fondo si tratta di due linee guida. Faccia conto che oggi un imprenditore decida di investire in una nuova attività. Quello che vuole fare soldi a palate, se ne va in Iraq. Quello che vuole confrontarsi col mercato, vola negli Usa. Anche a me piacerebbe dire che pretendo a tutti i costi il Napoli in serie B. Sarebbe anche più facile. Invece, posso solo dire che farei di tutto perché la Federcalcio riconoscesse al Napoli quel diritto, acquisito sul campo. Se la Federcalcio non lo consente, bisogna adeguare il programma alla C, e da lì far partire la rimonta».
Il programma di De Luca è già in fase di adeguamento. Il commercialista Eduardo Ieno sta rivedendo conti e piani d' investimento. Colpa dei 7.222.500 euro di tassa fissati per l'iscrizione del nuovo Napoli alla serie C1. Una cifra che ha già gelato la Napoli Sport della cordata vesuviana, ma dinanzi alla quale De Luca non s'è fermato. «Non sono spaventato, semmai sono seccato. Se devi pagare una tassa d'ingresso, sottrai denaro che avevi pensato di riservare allo sviluppo del futuro. E' come la storia delle pensioni: per pagare i debiti del bisnonno, il governo toglie i soldi al nipote. La cosa più grave è che quella cifra potrebbe crescere, perché la Federcalcio non è ancora in grado di definire con certezza la quota relativa al fondo di solidarietà. Prima ci chiedono una fidejussione, poi magari dovremo ridiscuterla: chiedono progetti chiari e trasparenti, e poi te li fanno cambiare in corsa. E' un paradosso ideologico. Al nuovo investitore si devono chiedere garanzie sul futuro, non coperture relative al passato» . Finirà che i 7 milioni girati dal nuovo Napoli alla Federcalcio, saranno quasi totalmente a disposizione del curatore fallimentare del Calcio Napoli, a soddisfazione dei creditori. «Vabbè, ma alla Fiorentina non fu riservato lo stesso trattamento» . Per fortuna c'è l'entusiasmo. «Ecco, io sono il candidato dei sentimenti, non quello della sinistra. Mi ha telefonato Daniel Fonseca per invitarmi ad andare avanti» . Qualche socio, dicono i maliziosi, finisce che spunta fuori dalle istituzioni. «Il calcio non si fa in due» . Lo diceva pure Ferlaino, poi dovette accettare l'idea di dividere lo sterzo con Corbelli. Intanto, a Siena, De Luca si fa aiutare dalla famiglia. Ciro, il figlio di 28 anni, è il suo vice; Dario, 23 anni, il responsabile del settore giovanile; Selvaggia, 19 anni, studia Scienze della Comunicazione alla Sapienza per diventare dirigente. Lì, soprattutto, De Luca è riuscito a coinvolgere i poteri forti della città: il sindaco diessino Maurizio Cenni, il Monte dei Paschi (3 milioni e mezzo di euro l' anno come sponsor), finanche la Chiesa. Nel consiglio d'amministrazione siede un parroco, don Gaetano Rutilo. «Progetti per Napoli non voglio ancora farne. E' scaramanzia» . Progetti no, idee sì. Tipo l'allenatore. «Ventura è un nome che confermo. Ma anche Papadopulo è da Napoli» . Napoli Football, anzi.

Repubblica Napoli, 1 agosto 2004

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