Ne cambiavo pochissime di maglie in un anno. Non più di tre. Quando le maniche si consumavano. Preferivo portarla a casa, dopo la partita, ci pensava mia moglie Valentina Timofeevna Jascina a farla tornare pulita. La immergeva nella vasca da bagno, la vasca diventava cupa, pareva che lì dentro calasse la notte, si riempiva di fango e segatura. Vestivo di lana anche d'estate, pensavo che così imbottito almeno non mi sarei fatto male.
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mercoledì 12 marzo 2014
Yashin il portiere Pallone d'oro
La mia maglia nera non era. Fidatevi. Era di un blu molto molto scuro, una maglia di lana con il numero uno cucito dietro la schiena. E dentro io, Lev Yashin, o se volete chiamatemi Leggenda.
Ne cambiavo pochissime di maglie in un anno. Non più di tre. Quando le maniche si consumavano. Preferivo portarla a casa, dopo la partita, ci pensava mia moglie Valentina Timofeevna Jascina a farla tornare pulita. La immergeva nella vasca da bagno, la vasca diventava cupa, pareva che lì dentro calasse la notte, si riempiva di fango e segatura. Vestivo di lana anche d'estate, pensavo che così imbottito almeno non mi sarei fatto male.
Ne cambiavo pochissime di maglie in un anno. Non più di tre. Quando le maniche si consumavano. Preferivo portarla a casa, dopo la partita, ci pensava mia moglie Valentina Timofeevna Jascina a farla tornare pulita. La immergeva nella vasca da bagno, la vasca diventava cupa, pareva che lì dentro calasse la notte, si riempiva di fango e segatura. Vestivo di lana anche d'estate, pensavo che così imbottito almeno non mi sarei fatto male.
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martedì 27 aprile 2010
Dasaev, la cortina d'acciaio
Quando mi presentai al mondo, avevo quattro lettere cucite sul petto. Cccp. Avevo guanti bianchi e viola. Ero alto e magro. Il più bello di tutti, ai mondiali '82. Più del bellissimo Cabrini, scrisse il settimanale femminile Cambio 16. Io, Rinat Dasaev, ai confronti del resto ero abituato.Un giorno il partito mi chiama e mi impone di essere un simbolo. Com'era stato Yashin. Un uomo e un popolo, insieme perfetti. Anche per quello avevo sposato Nela, un tempo ginnasta. Ci eravamo conosciuti in ospedale, dove tutt'e due eravamo finiti, ricoverati per un infortunio. Bella storia, compagni. L'Urss si rivedeva in me. Prima di essere sovietico, ero un tartaro. Sono nato ad Astrachan, la città che Tamerlano rase al suolo.
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