Quando mi presentai al mondo, avevo quattro lettere cucite sul petto. Cccp. Avevo guanti bianchi e viola. Ero alto e magro. Il più bello di tutti, ai mondiali '82. Più del bellissimo Cabrini, scrisse il settimanale femminile Cambio 16. Io, Rinat Dasaev, ai confronti del resto ero abituato.Un giorno il partito mi chiama e mi impone di essere un simbolo. Com'era stato Yashin. Un uomo e un popolo, insieme perfetti. Anche per quello avevo sposato Nela, un tempo ginnasta. Ci eravamo conosciuti in ospedale, dove tutt'e due eravamo finiti, ricoverati per un infortunio. Bella storia, compagni. L'Urss si rivedeva in me. Prima di essere sovietico, ero un tartaro. Sono nato ad Astrachan, la città che Tamerlano rase al suolo.