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martedì 5 luglio 2016

L'estate speciale di Mel e del gallese che doveva sposarsi

foto tratta dal sito di April Court Care

Melvyn detto Mel aveva messo in conto la solita estate, una frazione di vita incastrata fra la solita primavera e il solito autunno. Il pomeriggio che non passa mai, ogni tanto il rumore lontano di una macchina in parcheggio, il profumo della merenda che si avvicina: funziona meglio di un orologio, passa sempre alla stessa ora. Mezza frittella di domenica. La temperatura di 23 gradi nella stanza. Un po' d'aria in giardino. Le panchine fra i cespugli. I deambulatori, le microcar, le sedie a rotelle elettriche. La vita di un ottantunenne in una casa di riposo non prevede sorprese.
St. Helen's Road affaccia sulla baia di Swansea. È la strada dei ristoranti etnici. Al Garuda si mangia indonesiano, al Reyhan cucina mediorientale, all’Istanbul dice tutto il nome. Pizza Hut consegna a domicilio, Didier&Stephane servono piatti francesi. La April Court Care Home è piantata lì in mezzo, al civico 141. Dall'altra parte della strada c'è la vetrata del Viceroy, piatti indiani e del Bangladesh. È questo il mondo oltre la finestra di Melvyn detto Mel, l'uomo che un giorno ha acceso il televisore ed è finito dentro un'estate speciale.

lunedì 4 luglio 2016

Il paradiso del Galles


LILLE. DUE RAGAZZI che giocano in serie B hanno steso le stelle del Belgio che giocano la Champions, i numeri due del ranking Fifa, i favoriti in Francia. La media borghesia ha sfondato le porte del palazzo reale. Il calcio cambia. Aspettando l'Islanda domani, il timbro sulla sentenza lo mette il piccolo Galles, stessi abitanti di Roma e paese calcisticamente bizzarro. Ha un giocatore da 100 milioni e un campionato riconosciuto dall'Uefa solo da una ventina d'anni, ma sei delle sue squadre hanno rifiutato di prendervi parte, preferendo entrare nel sistema inglese, con lo Swansea di Guidolin in Premier e il Cardiff in serie B. Eppure il Galles porta la sua Nazionale fra le prime quattro d'Europa, alla prima partecipazione. S'era spinto solo una volta fra le prime otto al mondo, a fine anni Cinquanta, quando in attacco i gol li firmava John Charles, il gigante buono, seminatore di meraviglia anche con la maglia della Juventus in serie A. Quella squadra si era fermata ai quarti di finale in Svezia nel '58 davanti al Brasile perché prese il primo gol segnato sulla scena internazionale da un diciassettenne che al portiere Kelsey parve "un diavolo venuto dall'inferno". Stop di petto con le spalle alla porta, giravolta, dribbling volante e tocco di punta in porta. Si chiamava Pelé. Che stavolta dall'altra parte non c'era. Nemmeno in sedicesimo.

domenica 3 luglio 2016

La marcia su Lille

È MEZZ'ORA di viaggio. Arrivano treni da Bruxelles e scaricano mucchi di uomini e bandiere. Una ventina fermano alla nuova stazione Europe, nella parte post industriale della città – torri, gallerie, tutto di quel bianco così caro a certe archistar - un'altra decina di TGV alla stazione antica, la Flandres, ricostruita pezzo per pezzo con i mattoni metà ‘800 della Gare Nord di Parigi. È come se a Lille il Belgio giocasse in casa, sono qui in ventimila per la partita che può riportare la Nazionale dov'era una trentina d'anni fa, quando andava in finale agli Europei ('80) e in semifinale ai Mondiali ('86), e poiché le stazioni ferroviarie non sono controllate quanto gli aeroporti, un po' di apprensione in prefettura non riescono a nasconderla, dopo gli allarmi anti-terrorismo per le ultime partite a Bruxelles. Altra ansia s'aggiunge perché i tifosi andranno in marcia allo stadio da rue de Cambrai, il quartiere della vita universitaria. La polizia non sa dire quanti saranno.

giovedì 20 febbraio 2014

Kelsey e il primo gol mondiale di Pelé


Ho conosciuto il diavolo. Si presentò davanti a me in un pomeriggio di metà giugno, ci mise un attimo, aveva il pallone tra i piedi e diciassette anni addosso. Io ne avevo ventotto, e come al solito avevo fumato in campo prima che la partita cominciasse. Certo che Jack Kelsey è un bel tipo, dicevano intorno a me. Un bel tipo io, solo per una sigaretta posata tra le labbra prima di dare calci a un pallone.