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giovedì 9 dicembre 2004

Liz Bachman

Santa Monica, Redondo Beach, la collina di Hollywood, e adesso Arzano. «Che c'è di strano?». Elizabeth Bachman mette in ogni sguardo il candore immacolato d'una bambolona. Dal suo metro e 94 d'altezza, chiude gli occhi sulle differenze fra Los Angeles e qui, la periferia di Napoli a cui sono rimaste appiccicate addosso le etichette sintetiche degli alunni del maestro D'Orta, le "case sgarrupate", il film con Villaggio e tutto quanto il resto. E' venuta per giocare a pallavolo in quell'Original Marines che sta diventando la grande sorpresa del campionato di serie A2, lei, una delle migliori al mondo nel suo ruolo. «Mi hanno aperto con un sorriso le porte delle loro case, con semplicità, con affetto; e in fondo Los Angeles non era la mia città...».
Laggiù ci studiava soltanto, University of California, Ucla, il camp dell'Orso Bruno gialloblu, lo stesso in cui sono nati e cresciuti un bel po' di monumenti dello sport americano, le volée di Arthur Ashe e Jimmy Connors, gli sprint di Evelyn Ashford e Jackie Joyner, il pugno chiuso di Tommie Smith, il gancio-cielo di Kareem Abdul Jabbar. Per Ucla, Liz Bachman ha segnato 1000 schiacciate e 500 muri, una delle 4 giocatrici di tutti i tempi a spingersi su queste cifre.