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giovedì 7 ottobre 2010

Vargas Llosa, detto 'o Nobbèl

Ero a Napoli quando ho letto Gomorra di Saviano. Mi sentivo felice perché a contatto con una città bellissima, piena di opere d' arte, di vitalità, di colori, di sapori, di gente. Poi ho avuto una reazione strana. Andando avanti nella lettura, ho cominciato ad avere paura. La violenza di cui parla Roberto ha iniziato a fare da sfondo alla bellezza. Napoli si è trasformata in una città sinistra, piena di persone che soffrono, ha mostrato le sue viscere è stato un colpo durissimo. Ma questa è la prova della necessità di Gomorra.
[Mario Vargas Llosa, premio Nobel]

giovedì 8 ottobre 2009

D'Alema e il premio Nobel


Una volta, era il '97, il Pds scelse una citazione del tedesco Rilke come slogan del suo congresso, e al Secolo d'Italia presero a sfotterli perché si appropriavano di una frase usata nei campi Hobbit.
Qualcuno all'epoca sostenne che c'entrasse qualcosa il nuovo premio Nobel per la letteratura, la scrittrice Herta Muller, vent'anni fa tradotta in italiano da Fabrizio Rondolino, all'epoca portavoce di D'Alema.
E mentre Rondolino s'è messo subito a dare interviste, sono dovute trascorrere tre ore dall'assegnazione del Nobel prima che Keller editore - l'ultima casa ad aver pubblicato in italiano un romanzo della scrittrice (Il paese delle prugne verdi) - mettesse la notizia sul suo sito. Per 3 ore non c'era una fascetta, non un richiamo, non un banner. Niente. Forse per understatement. Oppure non se l'aspettavano manco loro. E per tre ore io me li immagino che avranno girato fra i corridoi dicendosi ma dai, ragazzi, non può essere lei, mica è quella Muller lì, la nostra?

domenica 22 ottobre 2006

Un Nobel a Cervinara

Sei righe in francese viaggiano via fax da Stoccolma e si arrampicano fino a Cervinara. E' la "mention honorable" del Nobel per Carlo Bianco, «philosophe et poète de renomance mondiale», uno dei candidati finali al premio per la letteratura del 2006. Quelli che la Fondazione non comunica mai pubblicamente. Non prima che siano trascorsi cinquant'anni. Per non dare l'idea del concorso. Era lui uno dei nomi italiani. Per la seconda volta. Come nel '59. «Quella volta andai». Quella volta era in Svezia solo per stringere la mano al vincitore, Salvatore Quasimodo. «Perché idolatravo la sua poesia». Stavolta no. «Davvero l'hanno dato a uno scrittore turco? Addirittura».

Il suo studio profuma di legno e libri. Carlo Bianco sfoggia 95 anni di incantevole magnetismo. Il patio di casa si apre sabato prossimo all'omaggio di rettori, docenti universitari, magistrati, arcivescovi, politici. E' atteso pure Rubbia. Da un Nobel a un quasi. La Svezia gli ha attribuito la "mention" come creatore della scuola filosofica chiamata "concretismo". «Concretismo perché la filosofia non è astrazione. E' scienza delle possibilità. I grandi filosofi, figlio mio, dicono grandi fesserie. Cogito ergo sum. Falso. Puoi esistere senza pensiero. Come un serpente. L'esistenza è fisica, non è spirituale».