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martedì 27 maggio 2014

Arzú e le lacrime dell'Honduras

arzu Non sapevamo picchiare, non sapevamo perdere tempo e avevamo la mano sul petto mentre suonava l'inno nazionale. E' peccato essere poveri, è peccato essere piccoli. E allora ci fecero fuori. Alla vigilia del Mundial in Spagna, il mio Honduras era una delle squadre di cui si poteva ridere. Gli articoli che raccontavano di noi, parlavano di stregoni, filtri magici e Maradona d'ebano. Questo eravamo: facili parole. Due settimane dopo diventammo un fastidio, un fastidio di cui liberarsi. Come l'Algeria, che poteva fare fuori la Germania. Come il Camerun, che poteva fuori l'Italia. Noi avevamo addirittura osato intralciare il passo dei padroni di casa, 1-1 a Valencia all'esordio: la notte che passò alla storia come l'Hondurazo.

mercoledì 16 giugno 2010

Gli scrittori dei mondiali: Honduras-Cile

Una trentina di ragazzini scalzi e straccioni giocavano nel patio comune una partita di calcio con un pallone di pezza, gridando e dicendo parolacce come gli adulti di El Mango Verde.
(Ramón Amaya-Amador, Jacinta Peralta)


Il giorno del suo compleanno Pedro ebbe in regalo un pallone. Lui protestò perché ne voleva uno di cuoio bianco a bolli neri, come quelli che usano i giocatori professionisti
(Antonio Skàrmeta, Tema in classe)