Quelli che dribblano sono fatti così.
«Io mi fidavo solo dei miei piedi. Non avevo un pensiero tattico».
Finché non vengono costretti a scoprire un altro mondo.
«Psicologia, alimentazione, il 4-2-3-1: da calciatore non ci badavo».
Francesco Moriero, da calciatore, era quello dei gol in rovesciata al Neuchatel e al Paraguay. Oggi è la fantasia che si prende la rivincita sulla panchina del Frosinone, primo posto in serie B, dopo aver già vinto la Lega Pro con il Crotone l' anno scorso. «Nel calcio ancora credono che i migliori allenatori siano ex mediani e difensori». Pazienza se Maradona fatica con l'Argentina, Zola è penultimo a Londra e Donadoni traballa a Napoli. Almeno lui vince.
Lo chiamavano Zé Moriero, lo sciuscià dell'Inter che lustrava le scarpe a Recoba e Ronaldo.
«Quel gesto non l'ho inventato per tv e fotografi. Significava: sì, dribblo, ma sono al servizio della squadra. Sento ancora Zamorano, ogni tanto il presidente Moratti, Branca mi risponde e non mi risponde. E Ronaldo, prima o poi, lo acchiappo».
