venerdì 20 aprile 2012

Finché la barba va

I primi 15 presidenti della storia degli Stati Uniti d'America avevano tutti la barba. E ce l'avevano ancora appena cent'anni fa due dei 4 candidati. Poi è successo qualcosa. La barba in politica non si porta più. Gli americani hanno dato una sforbiciata allo splendore di una volta, quando tutti quei peli fra le guance e il mento erano un segno di influenza. Uno status. Se volevi una nomination per i repubblicani era necessaria quanto oggi un feticcio di Reagan. Così scrive Slate, che ha indagato un po' sul tema. Giungendo alla conclusione che questa decadenza si deve un po' all'avvento di Gillette nel 1903, un po' all'arrivo delle maschere anti gas che nell'esercito spinsero a fare piazza pulita delle barbe, un po' al fatto che nel secolo scorso la barba faceva molto Karl Marx, ce l'avevano gli hippy e i comunisti.
Poi bisognerebbe ragionare dell'Italia. Nessun presidente della Repubblica s'è mai fatto crescere la barba, che evidentemente non s'addice al Quirinale: al massimo abbiamo avuto i baffi di De Nicola e di Einaudi, e quelli sottili sottili di Leone. Alla presidenza del consiglio, invece, baffoni barbe e pizzetti erano la norma durante gli anni del Regno, almeno fino alla ventisettesima legislatura, quella di Benito Mussolini. Ma dopo la dittatura la peluria ha perso il potere, il potere è diventato glabro, con le sole eccezioni di Giovanni Goria e dei baffi di Massimo D'Alema.
Poi un altro giorno bisognerà parlare dei capelli. Dei capelli e del dolore.

3 commenti:

buildo ha detto...

"Dal dolore avete detto? Questo nemmeno serve". Quante volte l'avremo citata? Voglio un numero

ottanta/cento ha detto...

Sono indeciso fra 33 e 34.

buildo ha detto...

Nooo, per me siamo intorno ai settordicimila