Com’è banale essere un idolo. Segnare un gol, segnarne un altro, un altro ancora, e non sbagliare mai. Abbracci, baci, la folla che ti ama, tutto normale, bella scoperta. La vera conquista è diventare un beniamino. Perché - alla De Gregori - tra un idolo e un beniamino la differenza salta agli occhi. L’idolo piace perché è il migliore, il beniamino perché è fatto così. Prendete Kalidou Koulibaly, 23 anni, un ragazzone di un metro e 90, novanta sono pure i chili che pesa, nato in Lorena da genitori senegalesi. Si fa fatica a chiamarlo un campione, ma ogni volta che con la maglia del Napoli anticipa il centravanti avversario e tocca il pallone, allo stadio San Paolo se ne cade ‘o teatro. Napoli, sia detto per inciso, è città che ha avuto molti fuoriclasse (Zoff, Krol, Careca), un genio assoluto (Sivori) e il più grande di tutti (Maradona).
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lunedì 21 settembre 2015
Koulibaly, o elogio della normalità
Com’è banale essere un idolo. Segnare un gol, segnarne un altro, un altro ancora, e non sbagliare mai. Abbracci, baci, la folla che ti ama, tutto normale, bella scoperta. La vera conquista è diventare un beniamino. Perché - alla De Gregori - tra un idolo e un beniamino la differenza salta agli occhi. L’idolo piace perché è il migliore, il beniamino perché è fatto così. Prendete Kalidou Koulibaly, 23 anni, un ragazzone di un metro e 90, novanta sono pure i chili che pesa, nato in Lorena da genitori senegalesi. Si fa fatica a chiamarlo un campione, ma ogni volta che con la maglia del Napoli anticipa il centravanti avversario e tocca il pallone, allo stadio San Paolo se ne cade ‘o teatro. Napoli, sia detto per inciso, è città che ha avuto molti fuoriclasse (Zoff, Krol, Careca), un genio assoluto (Sivori) e il più grande di tutti (Maradona).
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