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venerdì 23 giugno 2017

Nino D'Angelo, quel sessantenne della curva B


Gaetano D’Angelo e per il mondo Nino, di anni sessanta fra cinque giorni, è un uomo convinto che per il suo compleanno il regalo perfetto sia incidere un disco con “i maggiori insuccessi della carriera”. «Perché io, dentro, sono rimasto sempre uguale». Lo fa per davvero: nel cofanetto pure un cd di inediti e il dvd del concerto che sabato 24 terrà allo stadio San Paolo. «È il posto dove negli ultimi trent’anni la città di Napoli è stata più felice». Ne sono passati trenta anche da una delle sue canzoni più famose, Quel ragazzo della curva B, l’inno dei tifosi di calcio. Il palco sarà proprio davanti alla curva, ventimila persone, «tre generazioni che volevo unire per una festa verace, nonni, nipoti, non sapevo dove farla. Il sindaco de Magistris ha tirato fuori l’idea, però ho pagato tutto io. Per i miei quarant’anni Bassolino ebbe un’intuizione e cantai a Scampia, in piazza, dove si aggregò tutta la periferia. Per i cinquanta feci una cosa più intima, al teatro Trianon, che mi avevano chiamato a rilanciare. I sessanta sono un traguardo più pesante: allora mi sono allargato».

venerdì 31 ottobre 2014

Nino D'Angelo e una maschera da strappare

“Ma io scrivevo versi bellissimi”.
Cioè?
“Tu, caramella che si squaglia e nun se fa mangia’”.
Gaetano D’Angelo, detto Nino, cantava cose così. Anni Ottanta. C’erano i Simple Minds e poi c’era ‘Nu jeans e ‘na maglietta, un milione di dischi venduti. “Il grande poeta Vittorio Annona era un mio fan”.
Non era un cantante, era un’icona. L’icona si porta dietro il suo mondo, e il mondo di Nino D’Angelo aveva uno stigma. Lui ci navigava dentro, comunque felice, verace e vorace, fra ragazzine che si strappavano le vesti e il sopracciglio sollevato dei critici e dell’intellighenzia. “Quando andai in concerto all’Olympia di Parigi, chiesi al direttore di un giornale perché avessero pubblicato solo un trafiletto. Mi rispose: D’Angelo, i fenomeni come lei vanno repressi”. Due mesi fa, invece, Le Monde gli ha riservato una pagina, scrivendo che le frange napolitaine ha dedicato la sua vita da giovane per costruirsi una maschera e la sua vita da adulto per strapparsela. C’è riuscito. Per questo oggi si sente libero di riportare sul palco quelle stesse canzoni, trent’anni dopo. Un concerto con gli stessi suoni d’allora, gli stessi arrangiamenti, “perché – dice - le canzoni sono come i quadri, devono restare nel loro tempo, quando vengono rifatte perdono energia”.