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venerdì 23 giugno 2017
Nino D'Angelo, quel sessantenne della curva B
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venerdì 31 ottobre 2014
Nino D'Angelo e una maschera da strappare
“Ma io scrivevo versi bellissimi”.
Cioè?
“Tu, caramella che si squaglia e nun se fa mangia’”.
Gaetano D’Angelo, detto Nino, cantava cose così. Anni Ottanta. C’erano i Simple Minds e poi c’era ‘Nu jeans e ‘na maglietta, un milione di dischi venduti. “Il grande poeta Vittorio Annona era un mio fan”.
Non era un cantante, era un’icona. L’icona si porta dietro il suo mondo, e il mondo di Nino D’Angelo aveva uno stigma. Lui ci navigava dentro, comunque felice, verace e vorace, fra ragazzine che si strappavano le vesti e il sopracciglio sollevato dei critici e dell’intellighenzia. “Quando andai in concerto all’Olympia di Parigi, chiesi al direttore di un giornale perché avessero pubblicato solo un trafiletto. Mi rispose: D’Angelo, i fenomeni come lei vanno repressi”. Due mesi fa, invece, Le Monde gli ha riservato una pagina, scrivendo che le frange napolitaine ha dedicato la sua vita da giovane per costruirsi una maschera e la sua vita da adulto per strapparsela. C’è riuscito. Per questo oggi si sente libero di riportare sul palco quelle stesse canzoni, trent’anni dopo. Un concerto con gli stessi suoni d’allora, gli stessi arrangiamenti, “perché – dice - le canzoni sono come i quadri, devono restare nel loro tempo, quando vengono rifatte perdono energia”.
Cioè?
“Tu, caramella che si squaglia e nun se fa mangia’”.
Gaetano D’Angelo, detto Nino, cantava cose così. Anni Ottanta. C’erano i Simple Minds e poi c’era ‘Nu jeans e ‘na maglietta, un milione di dischi venduti. “Il grande poeta Vittorio Annona era un mio fan”.
Non era un cantante, era un’icona. L’icona si porta dietro il suo mondo, e il mondo di Nino D’Angelo aveva uno stigma. Lui ci navigava dentro, comunque felice, verace e vorace, fra ragazzine che si strappavano le vesti e il sopracciglio sollevato dei critici e dell’intellighenzia. “Quando andai in concerto all’Olympia di Parigi, chiesi al direttore di un giornale perché avessero pubblicato solo un trafiletto. Mi rispose: D’Angelo, i fenomeni come lei vanno repressi”. Due mesi fa, invece, Le Monde gli ha riservato una pagina, scrivendo che le frange napolitaine ha dedicato la sua vita da giovane per costruirsi una maschera e la sua vita da adulto per strapparsela. C’è riuscito. Per questo oggi si sente libero di riportare sul palco quelle stesse canzoni, trent’anni dopo. Un concerto con gli stessi suoni d’allora, gli stessi arrangiamenti, “perché – dice - le canzoni sono come i quadri, devono restare nel loro tempo, quando vengono rifatte perdono energia”.
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