Visualizzazione post con etichetta de sica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta de sica. Mostra tutti i post
giovedì 13 novembre 2014
Il primo amore di Vittorio De Sica
Per i registi stranieri, era “il napoletano”. Anche se nato in Ciociaria. André Bazin, il fondatore dei Cahiers du cinéma, di Vittorio De Sica diceva che vivesse in “inesorabile amicizia per i suoi personaggi”. La trovo una frase bellissima, testimonia la grande umanità con cui De Sica guardava il mondo, la partecipazione per le vicende osservate e raccontate, una profondità leggera che certamente adesso si spaccerebbe per buonismo. Quando morì, sono 40 anni, l’Unità scrisse che “la sua delicata cortesia napoletana diviene grazie al cinema il più grande messaggio d’amore che i nostri tempi abbiano avuto la fortuna di ascoltare dopo Chaplin”.
Poco prima di morire, De Sica si confessò al registratore di Aurelio Andreoli, cronista letterario. La conversazione fu pubblicata da “Il Mondo” nel 1976. Questa è la parte in cui De Sica racconta della sua infanzia a Napoli, trascorsa in una casa all’Arenaccia.
sabato 27 aprile 2013
Ingrao, De Sica e il miracolo a Milano
Si chiude domani all'Ara Pacis di Roma la mostra dedicata a Vittorio De Sica. Tra i documenti svetta un magnifico pezzo scritto nel febbraio del 1951 da Pietro Ingrao per l'Unità sul film "Miracolo a Milano", che aveva acceso polemiche nella parte avversa ai comunisti. Per chi alla mostra di De Sica non c'è andato, il pezzo di Ingrao è qui sotto.
***
Quando venne presentato Ladri di biciclette, "L'Osservatore romano" uscì con un aspro e insidioso attacco, che non è stato ancora dimenticato. Il film venne definito immorale, ne venne chiesto sfacciatamente il ritiro, con una aspra rampogna alla censura di De Gasperi, la quale ne aveva tollerata la circolazione.
Iscriviti a:
Post (Atom)

