Davide Riondino, che da un bel po' non si fa vedere, un tempo aveva un numero straordinario tra i suoi monologhi. Con delle forbici ritagliava a striscioline decine e decine di frasi tratte dalle pagine di un libro di terza elementare, quello che un tempo si chiamava sussidiario, le chiudeva in un sacchetto, le frullava, ne tirava fuori quattro o cinque, le metteva in fila e sul testo così uscito inventava una canzone in stile simil Battiato. Credibile. Prima ancora di Bollani.